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Noi ci occupiamo di Salvini, e intanto si decide il futuro dell’Europa nel mondo

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Il provincialismo del dibattito italiano – favorito dall’attenzione per le prime mosse del nuovo governo e per le elezioni amministrative - è disarmante. Alcuni avvenimenti pongono in questione il futuro dell’Europa e il suo ruolo nel mondo. Ma nel nostro dibattito non entrano. Salvini è diventato l’ombelico del mondo, almeno per gran parte della comunicazione italiana. Ciò dimostra che il governo è a trazione leghista, ovvero di estrema destra, e porta voti alla Lega a danno del M5S, come alle amministrative. Cerchiamo però di alzare lo sguardo e capire cosa sta succedendo intorno a noi.

Si sono svolti in contemporanea il fallimentare G7 in Canada, e la riunione della Shangai Cooperation Organization (SCO) - che comprende Cina, India, Russia, Pakistan, Kazakhstan, Kyrgyzistan, Tajikistan e Uzbekistan – in Cina. Ciascuna organizzazione rappresenta poco più del 30% del PIL mondiale, eppure quasi non si parla della seconda, e certo l’opinione pubblica non la conosce. Ci occupiamo del G7 come se il mondo fosse ancora dominato dall’Occidente e l’Italia fosse uno dei grandi del mondo. Non è così. La Cina e l’India sono la 2° e 7° economia del mondo, cioè hanno un PIL maggiore del nostro, e Brasile e Corea del Sud ci sorpasseranno entro il 2020. Molto presto nessun Paese europeo sarà tra le maggiori economie del mondo, che si concentreranno soprattutto in Asia. Eppure continuiamo ad avere un dibattito eurocentrico.

Alla riunione della SCO sono stati firmati accordi commerciali tra i suoi partner per svariati miliardi di dollari. Invece il G7 ha mostrato la divisione dell’Occidente, con gli USA contro tutti sul commercio, l’ambiente, l’Iran, e i principali dossier internazionali. La partita si gioca a livello mondiale, ma noi agiamo come se la competizione sia interna all’Occidente, senza accorgersi che gli unici ad avvantaggiarsene sono gli altri, che non condividono necessariamente i nostri valori e visione del mondo, come Cina e Russia. L’idea di rafforzare il G7 con la Russia (un’economia debole e in declino, al pari della sua democrazia) invece che con l’India (la più grande democrazia del mondo per popolazione e con un’economia in forte crescita) è frutta di una visione del mondo ancorata agli equilibri del passato e inconsapevole di quelli attuali e del futuro.

Il G7 ci ha mostrato l’Occidente diviso, descritto da Habermas già nel 2004. Ma anche l’ambivalenza italiana, con Conte che appoggia Trump su twitter, ma poi fa propria la posizione europea alla riunione. Buon segno: il premier si rende conto che da soli non contiamo nulla e che rompere l’unità europea sarebbe masochista. Perché l’Europa è sola dal punto di vista strategico e della sicurezza, di fronte alle crescenti tensioni internazionali ai suoi confini: dall’attivismo russo, alla destabilizzazione di Medio Oriente e Nord Africa, fino alla svolta autoritaria in Turchia. Sono crisi frutto del vuoto di potere causato dallo spostamento del focus strategico americano verso il Pacifico. L’Unione Europea non ha saputo colmarlo finora, per la mancanza di una politica estera, di sicurezza e di difesa uniche. Ma questo mostra anche l’impossibilità per i suoi Stati membri di agire efficacemente separati o con il solo coordinamento intergovernativo.

In questo quadro la Germania ha finalmente risposto, con le interviste della Cancelliera Merkel e del ministro dell’economia Scholz, alla proposta di Macron per un’Europa sovrana, unita e democratica, in grado di agire su economia, difesa e migranti. Il punto di partenza è il riconoscimento che nessuno Stato europeo, nemmeno la Germania, può giocare un ruolo mondiale e affrontare con successo le sfide dell’oggi. Per questo serve una “sovranità europea” secondo Scholz, che ha ripreso l’espressione di Macron.

Merkel ha ribadito il suo no alla mutualizzazione del debito - su cui nessuno può avere speranze, poiché è come cercare un vicino pronto ad accollarsi il proprio mutuo: per quanto cerchiate, non lo troverete mai. Ma ha accettato l’idea di un fondo di investimenti dell’eurozona per favorire la crescita e la convergenza dei Paesi in difficoltà e la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo per affrontare la crisi, seppure con una governance intergovernativa – cioè controllata dai governi e dai parlamenti nazionali. Proposte più avanzate e dettagliate sulla riforma dell’eurozona sono venute dal social-democratico Scholz, a favore di un’armonizzazione della tassazione fiscale – per evitare il dumping fiscale – e di un’assicurazione europea contro la disoccupazione, sul modello di quello americano: in pratica tutti gli Stati vi contribuiscono quando crescono, e vi attingono quando sono in recessione. Scholz ha toccato il punto centrale: non può esserci una sovranità europea senza una capacità fiscale europea, e la tassa europea sulle transazioni finanziarie e quella digitale – volta a tassare le grandi multinazionali digitali – potrebbero esserne i primi esempi. Scholz sostiene la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo, la necessità di realizzare il backstop dell’unione bancaria, e di investimenti europei sulle infrastrutture dei trasporti e digitali per rilanciare l’economia europea.

La Germania ha rilanciato sul piano politico e militare. La Merkel ha proposto un’Agenzia europea per i rifugiati che gestisca le domande d’asilo e l’evoluzione dell’Agenzia Frontex in una vera polizia europea di frontiera. Si è detta favorevole alla proposta di Macron di creare delle unità di intervento rapido a livello europeo, nel quadro della Cooperazione strutturata permanente sulla difesa. Ha proposto di creare un coordinamento tra gli Stati europei più impegnati sul piano internazionale con la Commissione e la Francia – che ha un seggio permanente e il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU – per garantire la coerenza e l’efficacia della posizione europea all’ONU. Ha sostenuto il fatto che il Presidente della Commissione sia scelto tra i candidati presentati dai partiti europei, auspicando che in futuro possa essere anche capolista di una circoscrizione elettorale – che proprio il Partito Popolare Europeo e la CDU/CSU tedesca hanno impedito di approvare in questa legislatura.

L’Italia dovrebbe discutere di più di quanto accade in Europa e nel mondo. Capirebbe che il sovranismo nazionalista per noi è autolesionismo. Da qui alle elezioni europee si deciderà molto del futuro dell’Europa e del suo ruolo nel mondo. I grandi accordi europei sono spesso stati legati alla capacità italiana di inserirsi con proposte avanzate nella dialettica tra Francia e Germania. L’Italia dovrebbe sostenere sia il rilancio tedesco sul piano politico – in particolare in materia di migranti, controllo delle frontiere e politica estera e di sicurezza - che le proposte francesi sul piano economico, ancorandole però ad una solida governance sovranazionale. Sono proposte che l’Italia porta avanti da anni, trovando sponda principalmente nella Commissione e nel Parlamento europeo. Noi contiamo nelle istituzioni sovranazionali – come il Parlamento, la Commissione e la BCE, dove troviamo in ruoli centrali Tajani, Mogherini e Draghi – e risultiamo perdenti nel quadro inter-governativo, in cui la scarsa durata degli esecutivi, la debolezza istituzionale e del sistema-Paese non possono essere compensati dalle competenze e qualità individuali. Per rilanciare investimenti ed economia, affrontare le sfide internazionali e i flussi migratori c’è bisogno di un governo federale europeo, in grado di farsi valere sul piano globale. L’Italia è particolarmente vulnerabile ed esposta e ha più da guadagnare da questa prospettiva.

@RobertoCastaldi

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