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Roberto Castaldi

Roberto Castaldi

Roberto Castaldi, Socio fondatore, Amministratore Delegato, Direttore dell’area Ricerca e Sviluppo. Professore Associato di Filosofia Politica presso l'Università eCampus, Co-Editor Perspectives on Federalism and Editor Bibliographical Bulletin on Federalism

Il Presidente del Consiglio Conte a Davos si è dovuto ancora una volta arrampicare sugli specchi per cercare di attenuare l’isolamento italiano, di rimediare alle improvvide uscite dei suoi vice e di rispondere all’accordo di Aquisgrana tra Francia e Germania. Il problema è che per farlo ha mostrato che l’Italia non ha una linea politica europea coerente. Ha tante posizioni contraddittorie, il che non può che rendere l'Italia inaffidabile e ininfluente nel quadro dell’Unione.

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Carlo Calenda ha lanciato un sito “Siamo europei” – il cui titolo ha una notevole assonanza anche con quello di questo Blog – che mostra consapevolezza del significato storico dell’integrazione europea e contiene molti buoni e condivisibili propositi riguardo alle politiche europee. Il fulcro della proposta è un "Manifesto per la costituzione di una lista unica delle forze politiche e civiche europeiste alle elezioni europee". La proposta ha raccolto subito diversi consensi, soprattutto tra esponenti del PD, di LEU e della società civile. L’idea ha un suo fascino e un suo senso, in un Paese che rischia grosso con il governo giallo-nero non solo sul pur rilevante piano economico – dove i danni si cominciano già a vedere e i dati annunciano la recessione – ma anche sul piano dello stato di diritto, delle libertà fondamentali, della democrazia. Il Manifesto però solleva anche una serie di interrogativi, che meritano una discussione approfondita.

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Oggi su Repubblica ci sono due editoriali - di Stefano Folli “Un dilettantismo mai visto” e del direttore de L’Espresso Marco Damilano “Le parole non bastano” - che letti insieme pongono un interrogativo drammatico: le persone al governo sono semplicemente dei dilettanti allo sbaraglio, o peggio sono ispirati a una visione autoritaria, vicina al fascismo?

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L’Euro è nato il 1 gennaio 1999, esattamente 20 anni fa. Da quel giorno il cambio tra le vecchie monete nazionali e l’euro è divenuto irreversibile, e sui mercati si è potuto scambiare solo euro. I nostri stipendi, conti correnti, mutui da quel momento in poi erano in euro. È importante ricordarlo, perché nell’immaginario collettivo la nascita dell’euro è in realtà spostata avanti di 3 anni, all’avvio della circolazione fisica dell’euro, il 1 gennaio 2002. Ma in quei tre anni c’era già l’euro e circolavano diverse frazioni di esso sotto forma di vecchie banconote e monete nazionali sulla base del cambio divenuto irreversibile. Questa discrepanza tra la realtà della nascita dell’euro e la percezione dell’avvio della moneta unica è foriera di molte incomprensioni rispetto agli ultimi 20 anni.

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Ieri è stato presentato in conferenza stampa dai ministri leghisti Bussetti, Salvini e Fontana un progetto di legge volto a rendere nuovamente obbligatoria l’educazione civica nel sistema scolastico italiano, dalle scuole materne alle superiori. Va dato atto alla Lega e al governo di voler promuovere una riforma davvero utile e importante. In un Paese con un etica pubblica a dir poco evanescente, in cima alle classifiche dei Paesi avanzati per evasione ed elusione fiscale, corruzione, pervaso dalla criminalità organizzata, ce n’è davvero molto bisogno.

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Fin dal Trattato di Maastricht i federalisti europei hanno sostenuto che un’unione monetaria in assenza di un’unione economica e politica non avrebbe potuto reggere nel lungo periodo. La crisi finanziaria del 2008 e poi quella dei debiti sovrani l’ha dimostrato abbondantemente. I Rapporti dei 4 Presidenti del 2012 e quello dei 5 Presidenti del 2015 lo hanno riconosciuto e hanno indicato le riforme necessarie, ma è mancata la volontà politica degli Stati membri. Soprattutto non si è mai avuta una piena convergenza e fiducia tra Francia, Germania e Italia. All’inizio il problema era l’Italia di Berlusconi. Poi la Francia di Hollande. Ora nuovamente l’Italia con Salvini e Di Maio. Molti speravano che il 2017-2018 fosse il momento giusto, dopo le elezioni in Francia e Germania. Ma la spinta riformista di Macron è stata neutralizzata dalla paralisi seguita alle elezioni tedesche e dai lunghi mesi necessari a formare un governo. Nel frattempo le elezioni italiane hanno sparigliato ulteriormente le carte.

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Il Partito Popolare Europeo nel corso del suo congresso a Helsinki ha deciso che Manfred Weber – l’attuale capogruppo al Parlamento europeo, esponente della CSU bavarese - sarà il suo “Spitzekandidat”, ovvero il candidato alla presenza della Commissione europea, in occasione delle prossime elezioni europee del maggio del 2019.

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Un comunicato del Blog europeista “Europa in Movimento”, animato da militanti genovesi del Movimento Federalista Europeo, denuncia che senza alcun preavviso è stato oscurato il loro account twitter lo scorso venerdì 12 ottobre. Alla richiesta di spiegazioni, la ditta ha risposto che "L'account è stato sospeso a causa di diverse o ripetute violazioni delle Regole di Twitter".

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Per trionfare in quest'epoca travagliata, l'Europa è un'idea che deve diventare un sentimento”. Con queste parole si chiude la lettera-appello pubblicata da Bono Vox su La Repubblica di oggi (9 Ott. 2018). Un testo appassionato dove il celebre cantante riprende i motivi che già lo avevano portato ad intervenire sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung lo scorso 28 Agosto. Una lettera volta a spiegare l’impegno degli U2 – da agosto la band sventola la bandiera blu dell’Unione nel corso delle date del suo tour – e a ricordare il pericolo rappresentato dai nazionalisti che, sfruttando la paura del diverso, puntano a distruggere l’unità del continente in nome dell’uniformità e dell’omogeneità nazionale.

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Alexander Stubb ha rotto gli indugi e ha presentato al Partito Popolare Europeo la propria candidatura in vista del Congresso del PPE per diventare il candidato alla Presidenza della Commissione alle prossime elezioni europee.

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