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Roberto Castaldi

Roberto Castaldi

Roberto Castaldi, Socio fondatore, Amministratore Delegato, Direttore dell’area Ricerca e Sviluppo. Professore Associato di Filosofia Politica presso l'Università eCampus, Co-Editor Perspectives on Federalism and Editor Bibliographical Bulletin on Federalism

Pensavamo di vivere in Italia, che non è male: un Paese industriale avanzato, membro fondatore dell'Unione Europea, attanagliato da molti problemi, ma pur sempre un buon posto in cui vivere. Invece siamo addirittura nel Paese dei balocchi, un luogo meraviglioso dove tutto è possibile. Dove i “numerini” non contano, lo spread è un inganno, il tasso di interesse che paghiamo sul nostro debito è irrilevante. Non solo, ma è stato annunciato che la povertà verrà abolita per legge, attraverso la legge di bilancio, entro il prossimo anno. Insomma è come dire che volendo comprare casa possiamo infischiarcene di quanto siano i nostri risparmi, il nostro reddito e il tasso di interesse sul mutuo. Peccato che siano elementi evidentemente essenziali per l'acquisto, e a firmare un compromesso senza tenerne conto si ottiene solo di perdere la caparra.

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Provate a dedicare un minuto a immaginare cosa succederebbe nell’UE, alla Commissione europea, o in Germania, o nel Regno Unito se venisse pubblicato un audio del Portavoce di Juncker, Merkel o May come quello di Rocco Casalino pubblicato da Repubblica. Un audio in cui il Portavoce e capo della comunicazione del governo italiano invita un giornalista non identificato a pubblicare, indicando però anonime fonti parlamentari, delle gravissime minacce, effettuate con toni violentissimi, nei confronti dei dipendenti del Ministero del Tesoro. Una sorta di messaggio mafioso di minaccia nei confronti di questi orribili “tecnici”, dirigenti e funzionari, servitori dello Stato, colpevoli essenzialmente di fare il loro lavoro, i conti, invece di piegarsi alle richieste della maggioranza di governo.

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Sulla scia del nazionalismo xenofobo della Lega, anche Di Maio ha sostenuto che correggeranno la proposta di legge precedentemente presentata dal M5S in modo da prevedere che il reddito di cittadinanza – o forse la pensione di cittadinanza, cioè l’aumento delle pensioni minime chiamato in modo strano per fingere di mantenere le promesse elettorali – sarà solo per gli italiani.

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La premier britannica Theresa May ha rilasciato interviste ai maggiori quotidiani europei alla vigilia del consiglio europeo di Salisburgo per chiedere un accordo tra il Regno Unito e l'Unione Europea. La May sostiene che il Regno Unito ha fatto proposte nella direzione chiesta dall'UE e chiede di allentare i paletti che l’Unione Europea ha posto al negoziato, in particolar modo per quel che riguarda l’evitare un confine fisico tra l'Irlanda e l'Irlanda del nord. Allo stesso modo la premier non vuole una qualche forma di barriera tra l'Irlanda del nord e il resto del Regno Unito. Le due posizioni sono però difficili da conciliare.

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A seguito del Post precedente sul discorso di Juncker sullo stato dell’Unione un ben educato anonimo su twitter (e l’educazione è una rarità negli account anonimi) ha formulato una critica a mio avviso infondata, ma diffusa, che merita quindi di essere approfondita. In sostanza l’anonimo sostiene che “i governi sovranisti non sono la causa dei problemi europei ma la conseguenza della sua lontananza dai bisogni del popolo!!!”. Gli ho quindi suggerito di approfondire il ragionamento andando a studiare la situazione sui problemi concreti. Verrebbe fuori che ad esempio su migranti, investimenti, solidarietà, pilastro sociale – ma anche in molti altri campi - Commissione e Parlamento hanno fatto proposte "vicine al popolo" che i governi nazionali hanno bocciato. D’altronde, lo stesso Juncker ha ricordato che la Commissione ha presentato tutte le proposte legislative che si era impegnata a fare in questa legislatura, ma solo il 50% è già stato approvato. A quel punto l’anonimo ha cercato di attribuirne il merito a chi probabilmente gode del suo appoggio, sostenendo che “Adesso, e negli anni passati quando ancora non c’erano correnti sovraniste cosa hanno fatto??”. In realtà la dinamica che ho descritto avviene da sempre, ed in particolare dopo il 1979, quando il Parlamento europeo è iniziato ad essere eletto. Cerchiamo dunque di capire meglio la questione.

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Da giorni i media ci hanno martellato con l’irresistibile ondata nazionalista, pronta ad abbattersi anche sulla Svezia. Il modello mondiale di welfare state, bastione social-democratico, sembrava sul punto di dare la maggioranza relativa ad un partito di estrema destra, xenofobo e anti-UE. D’altronde in passato spesso i sondaggi hanno sottovalutato il consenso dei partiti nazionalisti. In Svezia invece l’hanno sopravvalutato. Le elezioni offrono un quadro poco mutato rispetto al 2014. Il partito di estrema destra xenofobo e anti-UE passa da circa il 13% al 18%, ben lontano dal temuto 25%. Il “tracollo” dei social-democratici al governo è in realtà un calo del 2,6%, che li mantiene il primo partito con oltre il 28%. Perde di più (circa il 3,5%) il Partito moderato di centro-destra, che rimane il secondo partito con circa il 20%. Si rafforzano la sinistra e il partito di centro, sono stabili i liberali, e perdono i verdi e i democristiani. Oltre l’80% degli elettori continua a sostenere i partiti tradizionali. Le possibili coalizioni di centro-sinistra e di centro-destra hanno poco più del 40% dei voti ciascuna e nessuno è disponibile a collaborare con l’estrema destra cui guardano Salvini e Bannon. È possibile che si formi un governo di minoranza, soluzione non nuova nella storia svedese.

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Lo scontro tra il governo italiano e l’Unione Europea si accentua. In un certo senso sembrerebbe che il governo giallo-nero (perché la Lega è nera, non verde, avendo le posizioni dell’estrema destra neo-fascista, con cui infatti condivide il gruppo al Parlamento Europeo) abbia una vera e propria ossessione per l’Unione Europea. Qualunque cosa accada, ne dà la colpa all’UE, anche quando non c’entra nulla.

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I giornali europei sono pieni di resoconti – più che di analisi – sulla crisi dell’economia e della moneta turca e sul suo impatto sulle borse europee. Spesso l’accento è sullo scontro tra USA e Turchia legato alla detenzione di un pastore evangelico americano da un lato e il rifiuto di estradare l’imam Fethullah Gulen dal suo auto-esilio negli USA, che ha prodotto ulteriori dazi americani su alcuni prodotti turchi. Il tutto come se quanto accade non riguardasse direttamente l’Europa e se noi non fossimo in grado di fare nulla al riguardo.

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Ho passato gran parte della mia vita a criticare l’Unione Europea. Perché non sfrutta fino in fondo le sue potenzialità a causa di un sistema istituzionale ancora incompleto e inadeguato. L’UE è una incompleta res publica europea ed è la miglior carta a nostra disposizione per difendere i nostri interessi e valori e provare a governare la globalizzazione. Come studioso e come cittadino ho quindi sempre propugnato la trasformazione dell’UE in una vera federazione. Ma mai come in questo periodo appare chiaro quanto siano utili le istituzioni europee, nonostante la loro incompletezza e quindi relativa debolezza.

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Le Comunicazioni al Parlamento del Ministro Savona sulla politica europea del governo hanno suscitato molte reazioni a seguito della sua risposta a una domanda sull’uscita dall’Euro nel corso del dibattito. Ma sarebbe il caso di guardare anche alle Comunicazioni che segnano una significativa cesura dai toni sovranisti tenuti dal governo finora, e che offrono riflessioni sia sul breve che sul medio periodo.

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