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Roberto Castaldi

Roberto Castaldi

Roberto Castaldi, Socio fondatore, Amministratore Delegato, Direttore dell’area Ricerca e Sviluppo. Professore Associato di Filosofia Politica presso l'Università eCampus, Co-Editor Perspectives on Federalism and Editor Bibliographical Bulletin on Federalism

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Il 9 maggio è la Festa dell’Europa e in questa settimana si susseguono numerose iniziative sull’Unione Europea da parte delle istituzioni, delle università, del mondo della cultura, della società civile. È importante che questa occasione sia colta, sebbene talvolta si tratti di attività celebrative e un po’ retoriche, che non riescono a contribuire effettivamente alla costruzione di un’Europa unita, che ancora non c’è. In questo quadro spicca dunque l’iniziativa della Gioventù Federalista Europea di organizzare una Contro-Festa dell’Europa davanti a Montecitorio per chiedere la riforma dell’Unione Europea verso la Federazione Europea proposta da Altiero Spinelli e dal Manifesto di Ventotene. L’importanza di questa iniziativa sta proprio nel mettere in rilievo che gli europeisti non sono quelli che si accontentano di difendere lo status quo dell’Unione attuale – anche se è evidente che senza l’UE staremmo molto peggio, ovvero che l’UE già offre fondamentali beni pubblici europei – in una fase in cui i cittadini mostrano di attendersi molto di più dall’UE in termini di sicurezza e benessere. Bensì quelli che si battono per riformarla, per rafforzarla, per metterla davvero in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, affidandole adeguate competenze, poteri e meccanismi decisionali. Non stupisce che sulla stessa lunghezza d'onda sia la presa di posizione del Movimento Federalista Europeo.

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Il Presidente francese Macron ieri al Parlamento europeo ha rotto la prassi e invece di un discorso solenne ha fatto un vero dibattito con i parlamentari sul futuro dell’Europa. Si è trattato di una scelta coerente con l’esplicito riconoscimento del ruolo del Parlamento europeo come rappresentante legittimo della sovranità dei cittadini europei e fulcro della democrazia europea. Tanto più importante arrivando dal Presidente francese, visto che in Francia anche alcuni europeisti propongono un Parlamento dell’eurozona composto da parlamentari nazionali, ovvero un ritorno alla situazione precedente all’elezione diretta del Parlamento europeo nel 1979.

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Nel 2017 italiani ed europei hanno osservato attentamente le elezioni nei vari Paesi, dove lo scontro tra nazionalisti ed europeisti è risultato centrale. È logico, perché il destino comune – legato alla riforma dell’Unione Europea (UE) e in particolare al completamento dell’Unione economica e monetaria - dipende anche dalle scelte politiche di ciascun Paese. Ora l’attenzione europea è focalizzata sull’Italia, le cui elezioni chiudono il ciclo elettorale dei maggiori Paesi europei, dopo le elezioni francesi e tedesche.

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Chi non ha nulla da perdere tende a dire la verità. Il leader di Casa Pound è stato chiaro: loro sono pronti a sostenere un governo Salvini con Bagnai ministro dell’economia, perché porterebbe l’Italia fuori dall’Unione Europea e dall’Euro. D’altronde, la linea della Lega e di Fratelli d’Italia sul punto è chiara: sono contro la moneta unica e l’Europa. Forza Italia si richiama al popolarismo europeo, ma non disdegna all’occasione di parlare di doppia moneta o simili assurde fantasie – come se la crisi greca non fosse mai accaduta e non abbia mostrato che certe pseudo-soluzioni sono come bugie con le gambe corte.

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Quando i fatti contraddicono il nostro modo di pensare consolidato abbiamo due possibilità: cambiare modo di pensare o negare i fatti, minimizzarli, derubricarli ad eccezione. Cambiare modo di pensare è faticoso, difficile. Ci costringe a trovare nuove spiegazioni, magari nuovi comportamenti. Mettere la testa sotto la sabbia invece è facile e immediato. Purtroppo è quanto molti stanno facendo di fronte ad una situazione che in Italia è davvero pericolosa. L'idea che la democrazia - conquistata con il sacrificio di molte persone - sia una conquista irreversibile sebbene storicamente infondata è molto rassicurante, e abbandonarla implica che ciascuno di noi è chiamato a comportamenti volti a difenderla. Quanto sta accadendo in Polonia e Ungheria dovrebbe ammonirci sulla facilità con cui la democrazia può esser messa sotto scacco.

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Grande scalpore ha fatto la sentenza della Corte europea dei diritti umani contro la Lituania sull’utilizzo in ambito pubblicitario di immagini relative a Gesù e Maria. Non entro nel merito della sentenza, ma vorrei ricordare che non si tratta di una corte dell’Unione Europea, contrariamente ai titoli di molti giornali e TG!

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I romani avevano ragione: verba volant scripta manent. Le parole volano e gli scritti restano. Vale anche per gli atti parlamentari. Anche per quelli del Movimento 5 stelle, che ci aiutano a capire la loro vera linea sull'Europa, più delle parole contraddittorie che sprecano in questo periodo.

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Si è svolta sabato a Roma la Convenzione "Per un'Europa federale - Il ruolo e le responsabilità dell'Italia", organizzata dal Movimento Federalista Europeo in collaborazione con la Gioventù Federalista Europea, l'Unione Europea dei Federalisti e il Gruppo Spinelli, con il contributo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. L’iniziativa, realizzata nel Giorno della Memoria e aperta da un minuto di silenzio per le vittime della Shoa e di tutti i genocidi, è stata anche un modo per ribadire che l’unico modo efficace per evitare le tragedie del passato è l’integrazione europea, la costruzione di istituzioni sovranazionali, la condivisione di sovranità al livello dove possono essere affrontati i problemi, il superamento delle divisioni e dei confini e il riconoscimento dell’uguaglianza dei diritti nel quadro di una cittadinanza comune. Come ammoniva il Manifesto di Ventotene: “Se la lotta restasse domani ristretta nel tradizionale campo nazionale, sarebbe molto difficile sfuggire alle vecchie aporie”. L'obiettivo dell'iniziativa era di mettere in rilievo il ruolo e le responsabilità storiche dell'Italia nel quadro della partita per la riforma dell'UE ora che si è aperta una finestra di opportunità grazie all'iniziativa di Macron, che rischia di chiudersi se alle elezioni in Italia prevalessero delle forze nazionaliste e anti-europee.

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Il Giorno della Memoria è un'opportunità importante per ricordare e per riflettere sulla Shoa, sugli errori e gli orrori prodotti dalla civiltà europea moderna nella sua storia e sulle responsabilità che ne derivano affinché non si ripetano. La Memoria è il primo passo, necessario ma non sufficiente. Necessario, specie in Paesi come l'Italia, che i conti con il passato e con le loro responsabilità non li hanno mai fatti fino in fondo. Ma la Memoria da sola non basta ad evitare il riemergere dei demoni del passato: nazionalismo, xenofobia, razzismo. E soprattutto la Memoria non c’è. Negli ultimi anni la nostra società – italiana ed europea - si sta chiudendo in se stessa, rifugge la Memoria e le lezioni della storia.

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Alcune delle recenti dichiarazioni del leader della Lega Nord - che ha tolto “Nord” dal simbolo per le elezioni per cercare qualche voto anche al centro-sud, ma non dal nome del partito o del Gruppo parlamentare, da cui ha però almeno tolto “per l’indipendenza della Padania” come recitava per circa metà legislatura – fanno venire il dubbio che sia contro lo Stato di diritto.

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