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Conte tra Parigi e Berlino e tra Salvini e Di Maio

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La fiducia reciproca è una merce sempre più scarsa e preziosa in politica. Questo vale nell’Unione Europea, ma anche nella compagine di governo. Finora Salvini ha dettato la linea al governo italiano e ha scelto le persone nei posti chiave per la politica europea. Il nuovo sottosegretario agli affari europei sostiene l’incompatibilità tra i Trattati Europei e la Costituzione (contro la Corte Costituzionale evidentemente), e ha proposto in passato una similitudine tra l’UE e il disegno di egemonia europea della Germania nazista. Solo che l’UE è il più avanzato laboratorio della democrazia sovra-nazionale e del rispetto dei diritti umani, mentre il nazismo era un regime totalitario responsabile della Shoa.

Il M5S ha pagato la subalternità alla Lega nelle elezioni amministrative. Il suo percorso verso l’europeismo – con la richiesta di più poteri al Parlamento Europeo e del superamento dell’unanimità – sembra un ricordo. Ma con l’uscita del Regno Unito dall’UE dovrà presto decidere una linea e delle alleanze per poter creare un Gruppo al Parlamento europeo dopo le prossime elezioni europee del 2019, perché lo UKIP di Farage non sarà più nel Parlamento.

Lo scandalo romano che coinvolge persone vicine ai vertici delle forze politiche al governo può spingere ulteriormente allo scaricabarile. E ad annunci sempre più mirabolanti, in grado di spostare altrove l’attenzione dell’opinione pubblica. Le tensioni di queste settimane sul tema dei migranti hanno mostrato quanto sia bravo Salvini in questo. Conte a Parigi dopo l’incontro con Macron ha annunciato una proposta italiana per la riforma dell’accordo di Dublino sui migranti, senza però fornire indicazioni sui contenuti, ma sostenendo l’azione del suo ministro degli interni. Con Salvini, ma senza sapere verso quale meta.

Tutto questo polverone mediatico fa perdere di vista la questione degli interessi e della strategia di medio periodo dei maggiori attori in campo europeo. L’incontro tra Conte e Macron a Parigi, e quello con la Merkel a Berlino lunedì – dopo l’esperienza al G7 - dovrebbero aiutare ad avviare la riflessione su questo nel governo. È urgente riconoscere che nel mondo globale contano solo gli Stati di dimensione continentale, come USA, Cina, Russia, India. Sul piano politico-militare ed economico nessuno Stato europeo può essere un attore mondiale. L’unità è l’unico modo per difendere i nostri interessi e valori. Le sfide che abbiamo di fronte sono principalmente tre: la sicurezza, l’economia, le migrazioni. Gli USA possono forse considerarsi talmente indispensabili per gli altri da potersi illudere di poter fare una politica nazionalista “America first” senza che questo acceleri il loro declino e isolamento. L’Italia certamente no. E non è dal riavvicinamento alla Russia che possiamo trarre beneficio.

Per ragioni geografiche, geopolitiche ed economiche, l’Italia è particolarmente vulnerabile rispetto alle crisi internazionali, ai flussi migratori e alle tensioni sui mercati. Il governo italiano ha un’occasione formidabile, se sapesse coglierla. L’Europa sperava che dopo le elezioni francesi e tedesche si aprisse una finestra di opportunità per una grande riforma. Il fatto che ci siano voluti 6 mesi per arrivare ad un governo in Germania e le elezioni italiane hanno rimandato questa possibilità. Tutti dicono di voler riformare l’Unione, ma per ora non si trova un accordo significativo in tal senso. Se avesse delle chiare priorità e una coerente linea europeista l’Italia potrebbe giocare un ruolo fondamentale, sfruttando un elemento oggettivo, menzionato da Conte nel suo discorso di insediamento: in questa fase l’interesse italiano coincide con l’interesse europeo.

Merkel ha ripetuto più volte che l’Europa deve prendere in mano il suo destino, anche sul piano della sicurezza, perché non ci si può più affidare ciecamente agli USA di Trump. Ma sulla politica estera e di difesa per agire bisogna europeizzare la force de frappe e il seggio di sicurezza permanente all’ONU della Francia. Sull’economia Italia e Francia chiedono più solidarietà, ma chi deve accettare di investire più risorse e condividere più rischi è la Germania. Sui migranti l’Italia ha bisogno che l’UE si faccia carico del problema. La Germania finora l’ha appoggiata, mentre la Francia si è nascosta dietro la resistenza dei Paesi di Visegrad – teorici di alleati di Salvini - che vorrebbero lasciare tutti i migranti in Italia.

Da questa impasse si può uscire solo con una grande riforma dell’Unione. Un accordo quadro in cui ciascuno ottiene l’essenziale nel campo fondamentale, e cede qualcosa nei settori cruciali per gli altri. Si tratta di condividere la sovranità su economia, difesa, e migranti. Ma affinché ci stiano anche gli altri Paesi dev’essere un’Europa democratica, non un direttorio dei grandi Paesi. Ovvero le competenze e i poteri in materia devono essere affidate alle istituzioni sovranazionali – Parlamento e Commissione – chiamate a fare l’interesse generale. Riprendere la proposta di superare l’unanimità e rafforzare i poteri del Parlamento potrebbe essere di grande utilità in questo quadro.

Che vi sia una proposta italiana per la riforma dell’accordo di Dublino sui migranti ha senso. Ma dovrebbe essere concordata con gli altri Stati più esposti, come la Grecia. E per avere chances di successo dovrà essere accompagnata da un impegno serio al rispetto delle regole europee – con comportamenti e scelte coerenti anche sui conti pubblici – e al rilancio complessivo della riforma dell’UE.

In pratica se vuole giocare un ruolo tra Parigi e Berlino, Conte deve riuscire anche a far sì che la linea del governo non sia quella di Salvini e Le Pen. È una partita difficile, sempre tra due fuochi, sia a livello domestico che a livello europeo. Ma se prenderà una linea europeista Conte potrebbe vincere e rafforzarsi su entrambi i piani.

@RobertoCastaldi

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