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L’irrazionalità al potere e l’argine europeo

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C’è qualcosa di malsano, preoccupante e profondamente irrazionale nel dibattito pubblico in Italia, in Europa e nel mondo. Viviamo in un mondo sempre più interdipendente, complesso e quindi difficile da comprendere. Orientarsi richiede uno sforzo cognitivo maggiore che in passato. Obbliga a mettere in dubbio molti modi di vedere consolidati e abituali – e quindi confortanti - ma ormai inutili per comprendere la realtà. Così molti si rifugiano nell’illusione del mito, della costruzione di una visione del mondo priva di rapporto con la realtà.

Fino a poco tempo fa sarebbe stato assurdo discutere, o addirittura fare campagna elettorale, di teorie palesemente false e screditate dalla scienza. Eppure abbiamo in Parlamento e al governo persone che parlano di scie chimiche, di pericolosità dei vaccini – strumento che ha salvato milioni di vite! – che ridicolizza dati demografici incontrovertibili e frutto di dinamiche e tendenze di lungo periodo, cioè non modificabili con una battuta o un tweet. Negli USA il Washington Post tiene il conto della affermazioni palesemente false del Presidente Trump nel corso della sua presidenza. In poco più di un anno siamo a oltre 3000 e il trend è in forte aumento. Nel Regno Unito i fautori della Brexit accusano di tradimento tutti i centri di ricerca, le università o le aziende che mettono in luce i costi drammatici per l’economia britannica della Brexit e le palesi menzogne utilizzate nella campagna referendaria a favore dell’uscita dall’UE. In Polonia il governo approva una legge che manda in pensione i giudici della Corte Costituzionale, il cui mandato però è definito dalla Costituzione: e quindi la Presidente della Corte continua ad andare al lavoro, considerando suo dovere, per il suo ruolo, rispettare la Costituzione e considerando incostituzionale la legge. Il tutto mentre il premier polacco al Parlamento europeo rivendica che la Polonia è un Paese sovrano che può fare quel che vuole del proprio sistema giudiziario, in spregio della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, dei Trattati europei e dei vincoli che pongono i termini di rispetto dei diritti umani, della separazione dei poteri e della prevalenza del diritto.

È come se il fatto che il mondo cambi rapidamente e ci piaccia sempre meno, porti con sé il diniego e il disprezzo per la realtà. Dire la verità è diventato pericoloso. Il mondo inizia ad andare al contrario. Se un campione sportivo vaccina la figlia – che è un obbligo di legge – riceve minacce e auspici di morte. Un tempo la giustizia ce l’aveva con chi uccide la gente, oggi con chi la salva in mare. I ministri giuravano sulla Costituzione per impegnarsi a rispettarla, non a picconarla. Il Ministero degli Interni era il presidio della legalità, oggi la tribuna per attaccare i giudici, perché fanno il loro dovere. Se un’azienda ruba 49 milioni di euro, è normale cercare di recuperare la somma. Il fatto che nel frattempo sia cambiato l’amministratore e che i soldi siano stati spesi non è certo un elemento dirimente. Non si capisce perché ciò non debba applicarsi alla Lega.

Invece di affrontare il mondo per quello che è, sulla base dei dati reali, abbiamo un dibattito completamente ideologico e distaccato dalla realtà. Gli sbarchi sono calati del 95% e parliamo di emergenza sbarchi. Furti, rapine, omicidi e sequestri sono ai minimi storici e parliamo di emergenza sicurezza. I morti sul lavoro sono ai massimi storici, ma quelli non sono un problema. Braccianti muoiono sul lavoro vittime del caporalato, ma non fanno notizia: forse perché come direbbe qualcuno “sono negri” e magari pure musulmani. Come l’idea di un censimento ad hoc per rom e sinti: sintomo di una esplosione di razzismo e intolleranza religiosa che ci riporta ai periodi più bui della storia.

Non stupisce quindi che un nemico comune di tutta questa irrazionalità sia l’Unione Europea, la “bolla” di Bruxelles. Dove ancora si ritiene che la politica debba misurarsi con i problemi reali. Che le soluzioni debbano avere carattere strutturale e fondarsi sul miglior livello di conoscenza disponibile. In cui le proposte normative sono precedute da ampie consultazioni di cittadini, ONG, parti sociali, da studi e rapporti specifici, per arrivare a scelte ponderate che tengano conto dei vari interessi in gioco, della complessità dei problemi e delle interazioni con altri aspetti. Una realtà in cui magari prima di finalizzare una proposta il centro studi interno della Commissione invita intorno a un tavolo i maggiori studiosi europei di quel tema, per avere critiche e idee, in seminari di straordinario interesse e con un livello di competenze che arricchisce sia i partecipanti che il processo di formulazione delle proposte.

E questo sistema europeo, fondato su una politica “razionale” funziona. La Commissione aveva anticipato la crisi dei migranti e le prime proposte per una guardia costiera e di frontiera europea e la riforma di Dublino risalgono già alla Commissione Barroso. Nel 2011 il Blueprint della Commissione aveva messo in evidenza la necessità di completare l’Unione Economica e Monetaria con le unioni bancaria, di bilancio, economica e politica, con una capacità fiscale e di prestito dell’Unione – il famoso bilancio dell’Eurozona – in grado di finanziare gli investimenti e affrontare gli shock asimmetrici. Così come ben prima dell’elezione di Trump la Commissione Juncker e la Vice-Presidente Mogherini hanno lavorato per rilanciare l’integrazione nel campo della difesa e realizzare la Cooperazione Strutturata Permanente sulla Difesa (PESCO), quasi tra l’ilarità dei commentatori che la consideravano irrealizzabile. Se gli Stati membri non avessero bloccato tutte quelle proposte, non avremmo avuto la crisi dei migranti del 2015 - con tutte le conseguenze politiche che ha prodotto, in termini di aumento del razzismo e del nazionalismo in salsa populista – e la sensazione di scarsa solidarietà europea che molti in Italia denunciano giustamente. Avremmo superato la crisi economica e finanziaria in tempi molto più rapidi e avremmo oggi le risorse per un piano di investimenti ancora maggiore del Piano Juncker. Avremmo una difesa europea e le risorse finanziarie per lanciare il Piano Marshall per l’Africa di cui tutti parlano a vanvera – dal momento che il Piano Marshall comprendeva investimenti e basi militari, perché non si può investire in aree con regimi politici instabili e prive di sicurezza, perché qualunque risorsa vi arrivi finirebbe a finanziare le guerre civili in corso per il controllo del territorio.

La democrazia liberale si fonda sull’idea che i cittadini possano dibattere e formarsi un’opinione informata e in ultima istanza razionale. Ecco perché l’Unione Europea è rimasta l’ultimo baluardo a difesa della democrazia liberale e dei valori della civiltà europea moderna.

@RobertoCastaldi

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