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AwareuBlog

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Pensavamo di vivere in Italia, che non è male: un Paese industriale avanzato, membro fondatore dell'Unione Europea, attanagliato da molti problemi, ma pur sempre un buon posto in cui vivere. Invece siamo addirittura nel Paese dei balocchi, un luogo meraviglioso dove tutto è possibile. Dove i “numerini” non contano, lo spread è un inganno, il tasso di interesse che paghiamo sul nostro debito è irrilevante. Non solo, ma è stato annunciato che la povertà verrà abolita per legge, attraverso la legge di bilancio, entro il prossimo anno. Insomma è come dire che volendo comprare casa possiamo infischiarcene di quanto siano i nostri risparmi, il nostro reddito e il tasso di interesse sul mutuo. Peccato che siano elementi evidentemente essenziali per l'acquisto, e a firmare un compromesso senza tenerne conto si ottiene solo di perdere la caparra.

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In questi mesi di governo Lega-M5S abbiamo sentito di tutto (in realtà, soprattutto le cose che la maggioranza degli italiani volevano sentirsi dire) sui conti pubblici, sull’euro e sull’Europa: “prima la crescita, poi i vincoli”; “agli italiani non interessa nulla dello spread”; “rispetteremo i vincoli europei [su disavanzo e deficit]”; “nessuno ha intenzione di uscire dall’euro”; “faremo una manovra che include reddito di cittadinanza, flat tax e riforma della Fornero”. Il fatto che si tratti di affermazioni contraddittorie non sembra interessare granché, se il sostegno degli italiani al governo pare essere salito stabilmente al di sopra del 60%; nonostante qualche impennata dello spread, che segnala il nervosismo dei mercati finanziari internazionali, ma non impatta direttamente e immediatamente sulla percezione e sulle tasche dei cittadini-elettori.

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Provate a dedicare un minuto a immaginare cosa succederebbe nell’UE, alla Commissione europea, o in Germania, o nel Regno Unito se venisse pubblicato un audio del Portavoce di Juncker, Merkel o May come quello di Rocco Casalino pubblicato da Repubblica. Un audio in cui il Portavoce e capo della comunicazione del governo italiano invita un giornalista non identificato a pubblicare, indicando però anonime fonti parlamentari, delle gravissime minacce, effettuate con toni violentissimi, nei confronti dei dipendenti del Ministero del Tesoro. Una sorta di messaggio mafioso di minaccia nei confronti di questi orribili “tecnici”, dirigenti e funzionari, servitori dello Stato, colpevoli essenzialmente di fare il loro lavoro, i conti, invece di piegarsi alle richieste della maggioranza di governo.

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Sulla scia del nazionalismo xenofobo della Lega, anche Di Maio ha sostenuto che correggeranno la proposta di legge precedentemente presentata dal M5S in modo da prevedere che il reddito di cittadinanza – o forse la pensione di cittadinanza, cioè l’aumento delle pensioni minime chiamato in modo strano per fingere di mantenere le promesse elettorali – sarà solo per gli italiani.

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La premier britannica Theresa May ha rilasciato interviste ai maggiori quotidiani europei alla vigilia del consiglio europeo di Salisburgo per chiedere un accordo tra il Regno Unito e l'Unione Europea. La May sostiene che il Regno Unito ha fatto proposte nella direzione chiesta dall'UE e chiede di allentare i paletti che l’Unione Europea ha posto al negoziato, in particolar modo per quel che riguarda l’evitare un confine fisico tra l'Irlanda e l'Irlanda del nord. Allo stesso modo la premier non vuole una qualche forma di barriera tra l'Irlanda del nord e il resto del Regno Unito. Le due posizioni sono però difficili da conciliare.

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Esta propuesta es una llamada a la responsabilidad social de los medios y de los políticos nacionales en la campaña de las elecciones europeas. Los cabezas de lista deben discutir sobre los grandes temas transnacionales en prime time. Y los medios deben preguntar, indagar e impedir que se convierta en una batalla de política interna.

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Il Ministro Savona è un attento conoscitore della storia economica del paese. Così come delle dinamiche che presiedono ai meccanismi di funzionamento delle variabili economiche. E sa che aspettative e struttura istituzionale in cui si svolgono gli scambi sono elementi cruciali per il successo di qualsiasi provvedimento di politica economica.

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L'ambition qui a conduit du mémorandum Marjolin de 1962 au Traité de Maastricht était celle d'une union économique et monétaire. Ceux qui n'ont pas connu cette époque, ni lu la littérature sur l'intégration publiée depuis la fin des années.quarante ne peuvent pas savoir qu'union économique voulait dire "union de politique économique" ou "politique économique commune".

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A seguito del Post precedente sul discorso di Juncker sullo stato dell’Unione un ben educato anonimo su twitter (e l’educazione è una rarità negli account anonimi) ha formulato una critica a mio avviso infondata, ma diffusa, che merita quindi di essere approfondita. In sostanza l’anonimo sostiene che “i governi sovranisti non sono la causa dei problemi europei ma la conseguenza della sua lontananza dai bisogni del popolo!!!”. Gli ho quindi suggerito di approfondire il ragionamento andando a studiare la situazione sui problemi concreti. Verrebbe fuori che ad esempio su migranti, investimenti, solidarietà, pilastro sociale – ma anche in molti altri campi - Commissione e Parlamento hanno fatto proposte "vicine al popolo" che i governi nazionali hanno bocciato. D’altronde, lo stesso Juncker ha ricordato che la Commissione ha presentato tutte le proposte legislative che si era impegnata a fare in questa legislatura, ma solo il 50% è già stato approvato. A quel punto l’anonimo ha cercato di attribuirne il merito a chi probabilmente gode del suo appoggio, sostenendo che “Adesso, e negli anni passati quando ancora non c’erano correnti sovraniste cosa hanno fatto??”. In realtà la dinamica che ho descritto avviene da sempre, ed in particolare dopo il 1979, quando il Parlamento europeo è iniziato ad essere eletto. Cerchiamo dunque di capire meglio la questione.

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Nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione di fronte al Parlamento europeo Juncker si è tolto qualche sassolino dalle scarpe e ha lanciato proposte chiare per la riforma dell’UE, che costituiscono una sfida da raccogliere per i governi nazionali. Il discorso è però improntato al realismo, avendo messo da parte alcune proposte su cui lo stesso Juncker aveva battuto in passato, ma su cui non si è registrato un consenso adeguato per poter procedere. D’altronde, Juncker è uno dei più esperti leader politici europei, grande negoziatore e tessitore di compromessi. E le accuse – specialmente della stampa scandalistica britannica – di essere un pericoloso visionario euro-federalista sono sempre state prive di senso.

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