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Il centro-destra contro l’Europa

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Le elezioni negli ultimi tempi in tutti i Paesi europei hanno visto come frattura fondamentale quella tra europeisti e nazionalisti in salsa populista. In Italia non si capiva come questa frattura si sarebbe manifestata, visto che nel centro-destra convivono partiti con ancoraggi europei molto diversi. Forza Italia fa parte del Partito Popolare Europeo, che esprime i Presidenti di tutte le istituzioni politiche dell’Unione - della Commissione europea Juncker, del Consiglio Europeo Tusk, del Parlamento Europeo Tajani - e che domina i meccanismi decisionali. In pratica nell’Unione non si decide nulla senza che il partito popolare, e Forza Italia, siano d’accordo. Al contrario la Lega e Fratelli d’Italia fanno riferimento ai gruppi politici più nazionalisti presenti al Parlamento europeo, cioè non votano praticamente mai insieme a Forza Italia. Quale sarebbe stata la sintesi programmatica rispetto all’Europa, di forze che negli ultimi anni hanno sistematicamente votato in modo opposto?

La presentazione del programma della coalizione di centro-destra ha chiarito che la linea è sostanzialmente quella nazionalista. La parte sull’Europa del programma della coalizione di centro-destra si intitola “Meno vincoli dall’Europa”. Come se questo dipendesse da un’elezione nazionale o da una decisione di un governo nazionale. La normativa europea è vincolante e direttamente applicabile sulle competenze dell’Unione in tutti gli Stati, indipendentemente dal colore del governo. Ma aldilà del titolo demagogico colpiscono i contenuti contraddittori, vaghi e pieni di inesattezze fattuali del programma.

Chiede una “revisione dei trattati” e un’Europa più politica e meno burocratica - la famosa burocrazia di Bruxelles in realtà più piccola di quella della Regione Lazio – senza dire però quale riforma vuole. Bisogna rafforzare l’Unione (come vorrebbero i popolari cui aderisce Forza Italia) o ridurne i poteri (come chiedono Lega e Fratelli d’Italia)? Sembra più la seconda, visto che seguono un insieme di richieste dal sapore nazionalista. Si rivendica la tutela in ogni sede degli interessi italiani: ma per definizione nell’UE c’è una composizione degli interessi di tutti; esattamente come la legislazione italiana non potrebbe fare gli interessi di una sola regione a scapito delle altre. Si prevede la riduzione del surplus dei versamenti annuali italiani al bilancio UE, ma l’ammontare dei contributi al bilancio europeo (che è lo 0,9% del PIL europeo, cioè un’inezia) dipende dal reddito di ciascun Paese rispetto alla media europea e nel negoziato si può modificare solo in modo marginale. Proclama la “prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco (recupero di sovranità)”, ma la prevalenza del diritto europeo si applica ovunque, anche in Germania, sebben debba rispettare “l’identità costituzionale degli Stati membri”: questa teoria dei contro-limiti usata dalla Corte costituzionale tedesca venne abbozzata per la prima volta in Italia (con la sentenza 25 dicembre 1965 n.98 Acciaierie San Michele c. CECA), quindi si applica già in Italia quanto in Germania.

Il centro-destra si oppone alle politiche di austerità, come praticamente tutte le forze politiche italiane. Ma dall’austerità alle mirabolanti promesse fiscali del centro-destra il passo, e il costo, è enorme. D'altronde, l’ultima volta che il centro-destra fu al governo aumentò il deficit e il debito finché lo spread arrivò a 565 punti, fummo vicini al default e fu chiamato Monti (con il sostegno parlamentare del centro-destra) a fare il risanamento.

Ma la parte più divertente è la critica alle eccessive regolamentazioni europee che ostacolano lo sviluppo. Le norme europee, per definizione, si applicano a tutta l’UE: non ostacolano lo sviluppo degli altri Paesi, ma solo del nostro, che è – e non da oggi – il Paese con il maggior numero di norme in vigore del mondo? Sono così tante che, caso più unico che raro, non sappiamo con esattezza quante esse siano. Sostenere che il freno allo sviluppo di questo Paese viene dai vincoli legali europei è ridicolo, oltre che storicamente falso.

Certo, almeno non si prevede l’uscita dall’Euro, fino all’altro giorno un cavallo di battaglia di Salvini e del responsabile economico della Lega, Borghi. Ma anche così, l’immagine di un Berlusconi europeista pronto a contrapporsi all’euroscetticismo leghista ne emerge alquanto indebolita. Il programma del centro-destra è contro l'Europa in una fase in cui si negozia la sua riforma per permetterle di meglio rispondere alle domande dei cittadini su economia, difesa e migranti: un modo perfetto per mettersi ai margini delle decisioni fondamentali sul nostro futuro.

@RobertoCastaldi

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