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L’impotente inutilità del G7

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Il fatto che il debutto internazionale del neo-premier Conte avvenga in occasione del G7 ha accentuato l’attenzione in Italia per questo appuntamento. Già forte in generale perché solletica l’ego nazionale l’idea che l’Italia faccia parte dei 7 grandi del mondo. Purtroppo non è così, ed infatti il format del G7 risulta sempre più impotente ed inutile.

Ripercorrerne brevemente la storia aiuta a capirlo. Fu lo shock petrolifero del 1973 a spingere a creare una forma di coordinamento tra le maggiori economie avanzate occidentali. Inizialmente gli Usa invitarono a una riunione Germania, Francia e Regno Unito. Poi si unì il Giappone. Quindi l’Italia. E infine il Canada. Si arrivò così al format del G7 nel 1976, e dal 1977 anche i rappresentanti della Comunità Economica Europea, oggi dell’UE, partecipano alle riunioni. Allora i Paesi del G7 erano effettivamente le 7 più grandi economie del mondo. Il G7 rappresentava larga parte del PIL mondiale e aveva un ruolo dominante sull’economia mondiale. Oggi non è più così: la Cina è la 2° economia del mondo, l’India la 7°. Il che significa che Italia e Canada in realtà già non sono tra i 7 grandi. Ma anche il Brasile e la Corea del Sud stanno per sorpassarci. La realtà è che in pochi anni non ci saranno Stati europei tra le 7 maggiori economie – anche se rimarrà l’attuale format del G7 – ma ci sarebbe l’Unione Europea o l’Eurozona nel suo insieme.

Il G7 ha ormai principalmente una funzione psicologica: aiuta tedeschi, francesi, inglesi e italiani a sentirsi importanti e rilevanti nel mondo, mentre non lo sono più. Pertanto non aiuta a capire che come europei siamo di fronte all’alternativa “unirsi o perire”.

Non ci si può dunque stupire che il G7 in Canada in questi giorni non produrrà nessuna decisione rilevante. E forse nemmeno un comunicato finale che salvi le forme, o nasconda le vergogne, secondo i punti di vista. A testimonianza che con l’amministrazione Trump, non funziona nemmeno come forum sui temi economici tra alleati politici che condividono valori e visione del mondo.

Ecco perché la proposta di Trump, sostenuta immediatamente da Conte – senza forse averci riflettuto a sufficienza – di ritornare al format del G8 includendo la Russia (che non è nemmeno nelle prime 10 economie del mondo!), ha trovato fredda proprio la Russia che non sembra molto interessata a partecipare a un format privo di qualunque funzione.

@RobertoCastaldi

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